Un’emergenza che pesa sui cittadini
In Italia, le liste d’attesa per visite, esami e interventi sono diventate una vera emergenza. Milioni di persone aspettano per mesi una prestazione sanitaria, mettendo a rischio la propria salute. Nel frattempo, lo scontro tra Governo e Regioni non accenna a placarsi. Secondo Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione GIMBE, questa situazione è il risultato di un fallimento condiviso. Invece di collaborare, le istituzioni si scambiano accuse e lettere ufficiali, senza trovare soluzioni concrete.
Governo e Regioni: responsabilità condivise
Il cuore del problema riguarda un decreto sulle liste d’attesa, che prevede poteri sostitutivi dello Stato se le Regioni non rispettano i piani. Le Regioni chiedono regole più chiare, tutele nel confronto e indicatori trasparenti per eventuali commissariamenti. Il Governo, invece, respinge tutte le richieste, aumentando la tensione.
Cartabellotta evidenzia anche un altro aspetto: i fondi. Il Governo accusa le Regioni di non aver speso 320 milioni destinati al recupero delle prestazioni sanitarie perse durante la pandemia. Tuttavia, 860 milioni annunciati dal Governo Meloni non sono nuovi fondi, ma solo una diversa destinazione di spesa. Un gioco di equilibri che lascia i cittadini in attesa.
Il rischio è la paralisi del sistema
Tra burocrazia, ritardi e scontri politici, la situazione rischia di diventare ancora più grave. Le Regioni ora hanno 60 giorni per presentare un piano operativo che colleghi le 21 piattaforme sanitarie regionali con quella nazionale. Ma i tempi stringono e la fiducia dei cittadini diminuisce. Senza un intervento serio, il diritto alla salute continua a rimanere sulla carta.






